#PerNonDimenticare

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi – Se Questo É Un Uomo

L’eroe contemporaneo nella saga di Guerre Stellari

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Siamo abituati a parlare di Star Wars come semplice saga: sei film che narrano la storia di alcuni personaggi sempre alla ricerca di avventure nell’universo, che ha avuto il suo momento di fama nei primi anni settanta, e agli inizi del nuovo millennio grazie ad un’idea visionaria di George Lucas.

In realtà Star Wars non è solo questo. Star Wars può essere confrontato con tantissimi modelli di eroi moderni e antichi. Chi studia il mito, l’epica, si renderà conto che, come può essere considerato Enea un eroe, anche un personaggio come Anakin Skywalker può essere un eroe nella sua epoca.

È di questo oggi che vorrei parlarvi, la visione dell’eroe nel mondo di Star Wars a confronto con l’eroe nei miti dell’antichità.

Uno dei personaggi più accreditati nel campo della mitologia moderna fu Joseph Campbell (1904-1987), uno dei più famosi studiosi di mitologia comparata, secondo il quale tutti i racconti mitologici sono costruiti su di un bagaglio comune d’immagini, simboli e avvenimenti.

“I miti sono nati fra gli uomini in ogni epoca e in ogni parte del mondo ed è a loro che, dobbiamo ogni attività intellettiva e fisica dell’uomo” Sosteneva Campbell.

Pubblicò più libri, il più famoso: “L’eroe dai mille volti” influenzò molto Lucas per la stesura della sceneggiatura dell’intera saga di Guerre Stellari, e lo stesso Campbell, contribuì significativamente alla stesura della stessa.

Campbell sostenne che il passaggio da persona normale ad eroe, per il protagonista della vicenda, era costituito da alcune tappe fondamentali, che sono riconducibili alla figura di Luke Skywalker, rispettivamente nella Trilogia Classica (cronologicamente gli episodi VI, V e IV).

Appello all’avventura: Messaggio olografico spedito da Leila, mediante R2D2, che giunge inaspettatamente a un ignaro Luke –L’aiuto soprannaturale: Obi-Wan interviene a salvare Luke dall’attacco dei predoni Tusken; gli dona la spada laser; prima reticente, il giovane si convince poi a partire, dopo aver scoperto che i suoi zii sono stati uccisi dalle truppe imperiali

Attraversamento della prima soglia: Luke, Obi-Wan e i due droidi si dirigono verso la Morte Nera a bordo del Millenium Falcon, guidato da Han Solo e Chewbacca; i due piloti sono stati reclutati nel malfamato porto spaziale di Mos Eisley, che con i suoi brutti ceffi (alcuni aggrediscono Luke e Han) rappresenta il “guardiano” della prima soglia

Il ventre della balena: Il Millenium Falcon viene catturato dal raggio traente della Morte Nera, ritrovandosi al suo interno: viene ripreso anche il tema del labirinto, poiché i protagonisti non conoscono la fisionomia dell’astronave, fatta di intricati e tortuosi corridoi

Gli ostacoli: I protagonisti affrontano gruppi di truppe imperiali svariate volte, riuscendo infine a giungere alla cella di Leila e a liberarla

L’incontro con la dea: Leila Organa rappresenta la salvezza, la compassione, il premio finale: ma è al tempo stesso decisa e determinata, intraprendente; essa è il simbolo del radioso futuro che attende l’eroe se riuscirà a portare a compimento la sua missione. Si scoprirà poi come essa sia in realtà la sorella di Luke (spesso la dea è infatti la sorella o la madre dell’eroe).

Donna tentatrice:La tentazione è rappresentata dal Lato Oscuro della Forza: più volte si manifesta in tutta la trilogia, ma Luke riesce sempre a resistervi

Incontro con il padre: Il duello con Darth Vader: Luke combatte strenuamente, per giungere poi al momento di riconciliazione e di perdono, quando il padre si sacrifica per salvarlo

Apoteosi: Il cambiamento è interiore (Luke apprende l’uso della Forza, diventa un Jedi) ma anche esteriore: dopo aver perso la spada laser, ne costruisce un’altra, e anche i suoi abiti cambiano, dalla tunica bianco-marrone all’abito nero

Il premio finale: L’Impero è distrutto; Luke è diventato un Maestro Jedi

Rifiuto del ritorno: Luke non vuole abbandonare il padre morente, e si ostina a volerlo portare con sé: sarà proprio Anakin che spingerà il figlio ad andarsene prima che sia troppo tardi

Volo magico: Luke si allontana dalla Morte Nera che sta esplodendo alle sue spalle, scampando alla morte per un pelo; lo stesso pericoloso viaggio è percorso da Lando Clarissan, a bordo del Millenium Falcon, dopo aver colpito il cuore dell’astronave

Aiuto: L’aiuto decisivo è quello dei comandanti dell’Alleanza Ribelle e di Lando Clarissan che, dopo aver tradito Luke e i suoi compagni, è ora il fautore della buona riuscita della missione

La soglia del ritorno: Luke ritorna sulla Luna boscosa di Endor, dove lo attendono i suoi amici. Erige una pira funebre per il corpo del padre, a cui assiste con dolorosa e solitaria sofferenza

Eroe dei due mondi: Luke riesce a vedere, durante i festeggiamenti, i tre fantasmi di Forza dei vecchi Maestri che gli sorridono: Obi-Wan, Yoda e suo padre nelle sembianze del giovane Anakin

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Libero di vivere: Mentre osserva i tre fantasmi, Luke viene abbracciato da Leila, che lo riporta ai festeggiamenti: sorridente, il giovane acconsente, conscio di avere davanti a sé un futuro radioso e pieno di speranza.

Esattamente come in Guerre Stellari, anche nella letteratura la figura dell’eroe seguiva uno schema ben preciso: il caso forse più famoso dell’epica è quello di Enea nell’Eneide di Virgilio. Enea, semidio, figlio di Afrodite e Anchise, si ritrova predestinato a fondare la città di Roma per volere degli Dei. Il tema centrale è il Fato, che ricorre molto spesso nei libri dell’Eneide.

Deve però affrontare mille peripezie, tra le quali la perdita della moglie Creusa durante la fuga da Troia in fiamme. Ella però gli appare sotto forma di fantasma, poco dopo che lui era tornato tra le mura di una Troia ormai distrutta, per annunciargli che non avrebbe dovuto preoccuparsi della sua scomparsa, in quanto, una volta arrivato a Roma, avrebbe fondato la nuova città e si sarebbe nuovamente unito in matrimonio con Lavinia.

La donna tentatrice di Campbell, può essere rappresentata dalla figura di Didone nell’Eneide. Enea e Didone si innamorano, complici sono la sorella Anna e le dee Venere e Giunone. Ella infatti aveva stipulato un voto al marito Sicheo, ormai defunto, ma rotto il suo patto, cede alla passione e i due si innamorano.

Enea, sotto il volere di Zeus, deve ripartire per fondare Roma, abbandonando così Didone, la donna che, facendo innamorare Enea, sarebbe stata la causa del fallimento della missione di Didone.

Enea, una volta ripartito per arrivare alle foci del Tevere, incontra la Sibilla, con la quale scende nel mondo dei morti, da vivo. Lì incontra il padre Anchise, che gli presenta le anime di chi lo avrebbe aiutato a fondare il regno promesso.

Una volta arrivato a Roma e sposata Lavinia, Enea deve affrontare l’ultimo ostacolo, una guerra contro Turno. La guerra si conclude con la morte dell’ultimo, e finalmente i Troiani possono stabilirsi nel Lazio e trascorrere la loro esistenza sul terreno conquistato.

In conclusione però, a sfavore dello schema proposto sopra voglio specificare che oggi ormai non ha più senso chiedersi se esiste un modello letterario assoluto dell’eroe. Uno scrittore che vuole rendere tale il protagonista della sua opera potrà fare riferimento ai tanti esempi offerti dalla tradizione narrativa, ma alla fine capirà che l’unica soluzione è dare una propria interpretazione, prendendo in considerazione i caratteri della realtà in cui vive.

Il guerriero deve però avere delle caratteristiche fondamentali: deve essere forte e coraggioso in modo da elevarsi dal livello dell’uomo comune, ma al di là delle sue doti fisiche ed intellettive risultano particolarmente apprezzate le qualità morali. Queste ultime lo spingono ad essere attivo nel senso positivo del termine, quindi non per il proprio interesse, ma per difendere fino in fondo la causa che ha sposato; se rispetterà questa etica di comportamento rimarrà un eroe anche nella sconfitta e nella morte. Anzi, in questo caso sarò giudicato più valoroso di chi per vincere tradisce la parola data.

– Alessia Leone

Ogni giorno è un inizio.

Ci tenevo a condividere con voi una piccola riflessione su uno sport come la corsa. Per adesso è un semplice post, trovato su internet, link a fondo pagina).


Percepisce l’aria.
La sente, finalmente. Addosso, che si fa strada tra la maglietta sudata e la pelle, portando con sé brividi gelati.
L’ a r i a.
Quella che ti risveglia, una mattina poco soleggiata, colpendoti dritta in viso, sulla pancia, sulle caviglie scoperte. Intorno, la città che si muove a fatica, come qualcuno che si rigira tra le coperte in attesa di essere catapultato fuori, nel mondo, da suoni inumani.
E’ presto, dannatamente presto. I colori del cielo non sembrano nemmeno quelli della solita Milano, quella solita e scontrosa e bella e difficile Milano, desiderata e poi abbandonata da tutti, proprio come molte volte, lei si è sentita.
Ma poi eccola lì, la strada dritta davanti a sé, lo sguardo fisso sull’orizzonte, i piedi che diventano polpacci e i polpacci che diventano busto e il busto braccia e mani e quelle braccia a tagliare in due l’aria, elettrica, palpabile, pesante: aria di vita.
Il movimento in avanti è istintivo, quasi irrefrenabile.
Destro, sinistro, ritmo, sempre più veloce, sempre più forte. I piedi sono saldi a terra. Destro, sinistro, mai insieme, impossibile insieme. “Come noi” pensa distrattamente “come noi due, mai insieme, mai contemporaneamente. Impossibile”.
Il suo respiro comincia a bucare il silenzio della strada, il freddo del mattino gela il fiato che esce dalla bocca socchiusa.
Destro, respiro, sinistro, respiro.
“Tu sei il respiro, io il piede sinistro”. Un pensiero fugace la attraversa ancora, un attimo prima che la sua mente cominci ad azzittirsi davvero e a delegare al corpo le sue virtù.
Lei corre.
Per quanto ancora non lo sa.

Sa di certo però, che questo è solo l’inizio.

Alessia Leone

Nota del 22.01.15 – Posto la fonte del racconto, per tutti i moralisti che sono simpatici quasi quanto il linguaggio in HTML. http://www.runlovers.it/2014/ogni-giorno-e-un-inizio/

Malnutrizione

Pubblico un racconto breve che scrissi tempo fa. Vi chiedo se potete lasciarmi qualche commento ed eventuali critiche. Grazie dell’attenzione e buona lettura.

MALNUTRIZIONE

Ha passato la sua intera vita godendo per le tragedie occorse alle altre persone. Quell’uomo ha sempre saputo che avrebbe dovuto sfruttare la sfortuna che assaliva gli altri e la malvagità che permeava il pianeta, se avesse voluto rimanere in vita. Fino a questo momento è riuscito a sopravvivere solo perché le disgrazie non hanno mai finito di mietere vittime: un incidente d’auto, un suicidio, un licenziamento che distrugge la vita di un uomo. Tutti questi spiacevoli eventi sono il suo pane. Letteralmente. Prendendo la sua forza dai tragici eventi accaduti agli altri, questo parassita della società è stato mantenuto in vita, ma ora sta morendo. Sta morendo perché oggi non è stato in grado di schivare la bellezza e le persone felici come ha sempre fatto; sta morendo perché l’allegria delle altre persone lo sta prosciugando, consumando la sua psiche e il suo corpo. L’allegria e la spensieratezza lo hanno circondato e lo stanno assalendo semplicemente per sbadataggine: non ha controllato il calendario prima di uscire di casa per la passeggiata quotidiana e il parco cittadino, il 14 febbraio – San Valentino – non è un posto che un uomo come lui dovrebbe frequentare. Non aveva mai visto niente di più disgustoso delle scene che ora si trova a dover affrontare: ragazzi che si abbracciano, che si baciano, che si scambiano regali. Alle terribili visioni si somma anche la sopportazione di un formicolio incessante per tutto il corpo. Fin dalla prima volta che l’aveva provato, quel fastidio era stato per lui un segnale ben preciso: tutti i suoi organi, le sue ossa e i suoi muscoli lo avrebbero avvisato del gradiente di felicità presente nelle vicinanze e lo avrebbero spinto ad allontanarsene, come se non solo la persona stessa, ma anche tutti gli orridi componenti, avessero voluto salvarsi nelle situazioni di pericolo date dal benessere altrui. In questo momento, il formicolio è insopportabile e, per quanto quell’uomo voglia mettersi in salvo, ovunque volga lo sguardo, non vede che volti pieni di gioia. << C’è forse qualcosa di peggio? >> si chiede, mentre accelera il passo per scappare da quel luogo al più presto. Ha bisogno di assumere infelicità. Subito. Si accontenterebbe di un senzatetto sdraiato su una panchina che gli dia la forza per raggiungere la propria casa. Solo un vagabondo, un incidente, il pianto di un bambino. Ma niente di quello che spera si realizza.  << È solo un incubo, non è vero? >> continua a ripetersi nella sua testa sempre più forte, furioso e preoccupato al contempo, poiché non riesce a procurarsi quel poco di sfortuna che tanto desidera in questo frangente. Deve preservarsi dall’influenza dell’allegria, ma come? Anche se cammina con gli occhi puntati verso il terreno, le risate continuano ad essere percepite dalle orecchie e non potrebbe proteggere queste ultime con le mani: infatti il suo corpo sta iniziando a sgretolarsi per la presenza ossessiva dell’allegria dei suoi nemici. Le mani cominciano a desquamarsi e lui non vuole attirare su di sé più occhi del necessario. Mentre tenta di allungare sempre più il passo, cade sulle ginocchia. La vista si offusca. La felicità lo sta aggredendo lentamente ed implacabilmente, come la ruggine aggredisce un pezzo di metallo. << Basta, per favore, basta! >>. Deve trovare una via di fuga da quell’inferno in terra. Con un ultimo slancio, camminando ingobbito, quasi gattonando, si avvia verso il cancello. Getta uno sguardo alla mano destra: la pelle si sta staccando più vistosamente di prima, le unghie stanno cadendo. Gli serve un’overdose di tragici eventi, adesso. <<Mi basta una persona triste. Solamente una persona triste e starò meglio>>. Zoppicando, si porta una mano alla pancia; percepisce il progressivo scioglimento del fegato e di parte dell’intestino. Incredibilmente, nonostante stia barcollando vistosamente, le sue gambe tremolanti riescono a portarlo alla meta: l’agognato cancello di quel posto dannato. Ora è libero, ma le sue fedeli estremità lo tradiscono: l’abietto cade e sbatte la testa contro il marciapiede. Una ragazza che ha assistito alla scena gli si avvicina e, appoggiando una mano sul cappotto dell’uomo, chiede: << Signore, va tutto bene? >>. Quel sincero sentimento di ansia e preoccupazione è la morte del parassita: la ragazza urla mentre sente il corpo dell’uomo liquefarsi sotto la propria mano e lasciare al suo posto un putrido ammasso di materia grigiastra. Quell’uomo che aveva da sempre detestato la bellezza e tutto ciò che fosse felice e giusto nel mondo, è morto per un ultimo atto di carità.

Milo Balzaretti

Opinione

Ciao! Vi invio anche io la mia opinione 🙂

In molti, come giusto e doveroso fare, hanno in questi giorni sottolineato l’importanza della libertà di pensiero e opinione. Forse però è opportuno chiedersi fino a che punto noi la possediamo.

Certo, la differenza fra occidente e paesi fondamentalisti è enorme, ma ritenersi immuni dalla censura è l’errore più grande che si possa fare.

Per capire meglio osservate  una fotografia dei primi del ‘900 di Milano, o leggete una descrizione delle Palermo dei tempi andati, e confrontatela con quella di oggi. La differenza è abissale, troverete che le città italiane odierne sono più simili a quelle americane (ma anche Francesi, Inglesi) contemporanee di quanto non assomiglino alle loro antenate del secolo scorso. E non parlo degli edifici storici, che ancora resistono, ma delle persone, le loro abitudini. Lo si nota specie nel vestire, che è l’oggetto di maggiore importanza, insieme al corpo, nella società contemporanea. Siamo sempre più uguali agli altri. E ciò avviene perché l’uomo, che da sempre ha voluto essere simili ai suoi vicini, sentirsi parte di un gruppo, ha scoperto vicini gli abitanti di tutto l’enorme paese in cui esiste internet. Pena di questo è la mancanza di diversità, che è il frutto della Libertà. Questo nostro desiderio di omologazione ci spinge quindi a limitarci in nome del gruppo, della massa, e qui avviene la censura, che è autocensura. Vedete, contro i lacci di un dittatore ci si può dibattere, contro se stessi è più difficile, tutt’al più quando si nega la situazione. Non che questo avvenga a livelli macroscopici, a tutti viene data la possibilità di pubblicare qualsiasi opinione su internet e godere dei famosi 20 minuti di popolarità, ma a livello microscopico questo si fa più evidente. Siamo sempre più assordati dal brusio dei tanti e per comodità andiamo dove porta la corrente. Pena l’aborto di ogni intenzione contraria e con essa la libertà di esprimerla.

Credo che questi momenti possano essere un’occasione per chiedersi dove stiamo andando, se  sfruttiamo veramente la libertà che abbiamo, se non dobbiamo riprendere i rapporti con noi stessi, prima che con le masse.

Isacco – Posta dei lettori

Un minuto di silenzio

Ore 10.53, al Liceo Giovio suona l’intervallo. Più di mille persone si riuniscono nel cortile ed altrettante si affacciano alle finestre: sono studenti, insegnanti, sono persone che vogliono ricordare in un minuto di silenzio, con una matita in mano, che ogni persona ha il diritto inviolabile di avere un’opinione, che nessuna persona può sentirsi più importante e togliere ad altri questo diritto.

L’attentato di ieri alla redazione di Charlie Hebdo, deve fare riflettere. Nessuno è schiavo di qualcun altro. Dobbiamo difendere la nostra libertà di pensiero e combattere per essa.

Alessia Leone

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La libertà di espressione

— Cos’è la libertà di pensiero ed espressione? Fondamentalmente qualcosa che ognuno di noi da decisamente per scontata, tanto che spesso non ci accorgiamo nemmeno di possederla.

Però potremmo fare uno sforzo.

Proviamo a immaginare un’ipotetica realtà, futura o passata non ha importanza, in cui non esista il diritto di manifestare le proprie idee, ma non per imposizione di un tiranno o simili. Insomma, una realtà nella quale gli uomini non abbiano la possibilità di esprimere ciò che pensano.

Non ci sarebbero poeti e giornalisti, artisti, comici, attori e registi, e molti, moltissimi altri. Perché le poesie sono concentrati di idee e sentimenti del poeta, il giornalismo è rendere manifesta la realtà attraverso un punto di vista, teatro e cinema sono costruiti su storie che, vere o meno che siano, sono raccontate con gli occhi di chi le scrive e inscena.

Non esisterebbero i giornali e i telegiornali, i blog, i forum. Infatti scrivendo un articolo si può provare ad essere imparziali, ma è impossibile, perché è insito nel nostro essere l’avere delle idee, e queste, seppur involontariamente, tendono a fuoriuscire nel momento in cui ci esprimiamo. Ad esempio, da titoli come “tragico incidente” o “sensazionale scoperta” possiamo tranquillamente dedurre cosa pensa colui che scrive. Proprio per questo non esisterebbero i media.

Non esisterebbero nemmeno i mezzi di comunicazione, ma probabilmente nemmeno la comunicazione stessa. Perché come si fa a parlare con qualcuno senza inserire nel discorso le proprie idee? Bisognerebbe non pensare. Ma essendo ciò impossibile, vuol dire che nessuno parlerebbe.

Non ci sarebbe nemmeno la politica se nessuno fosse libero di mettere in campo le proprie opinioni, e nemmeno politici, perché nessuno potrebbe esprimere una preferenza per eleggerli.

E quelle ferventi discussioni che si hanno tra compagni o tra amici, spesso su argomenti banali ma che assumono un’importanza particolare nel momento in cui se ne parla, semplicemente perché permettono un dialogo, uno scontro tra parti opposte, un crescere esprimendosi ma specialmente ascoltando, verrebbero a mancare.

Il tutto suona piuttosto astratto e surreale, ma così sarebbe se nessuno esprimesse ciò che pensa. Si crescerebbe solo con le proprie idee, non esisterebbero maturazione e confronto con l’altro e diventeremmo insomma robot pieni di idee ma muti. E a cosa servono le idee se non possono essere condivise?

Insomma, tutto questo per dire che, forse, pensando a come il mondo sarebbe senza libertà d’espressione è più facile rendersi conto di quanto essa valga, o meglio, di quanto sia assolutamente fondamentale. —

Vittoria – Posta Dei Lettori

Difendiamo la libertà di espressione #JeSuisCharlie

1/7/2015. Questa mattina, come probabilmente avrete avuto modo di sapere, si è verificato un attentato alla sede del giornale satirico parigino “Charlie Hebdo”, attentato che ha reclamato le vite di 12 persone e provocato 8 feriti. La causa scatenante è stata, a quanto pare, una vignetta pubblicata su Twitter che aveva come soggetto Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’ISIS. Non mi soffermo più di tanto sull’attentato in sé – non sono uno sciacallo, queste cose le lascio a Barbara d’Urso – ma voglio solo invitarvi a riflettere.

Ciò che è successo non è altro che un vile attacco alla libertà di espressione dell’individuo. Un attacco che imbavaglia la satira, una cosa che, in un paese civilizzato può e deve toccare qualsiasi argomento, permettendosi di essere scomoda, blasfema e, ovviamente, senza censure di sorta. Non si può morire a causa di un pensiero religioso aberrato, non si può e non si deve cedere alla paura instillata da questi atti codardi, non bisogna rimanere in silenzio. SI DEVE URLARE, CAZZO. URLARE SEMPRE CIO’ CHE SI PENSA, come ha fatto e continuerà a fare la redazione di “Charlie Hebdo”. Non importa se il proprio pensiero non avrà seguito: l’importante è difenderlo (nei limiti del possibile ovviamente, perché altrimenti si finisce per mettersi sullo stesso piano dei tre bastardi assassini) se si crede che abbia un valore. Concludo qui questo sfogo di getto aggiungendo che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. So che è difficile (io stesso ho proposto la nuclearizzazione del Medio Oriente, data la rabbia suscitata dall’attentato), ma bisogna ricordarsi che non tutti i praticanti musulmani sono fondamentalisti teste di cazzo. Per fortuna.

Milo Balzaretti

Zerocalcare, ovvero quotidianità e film mentali a fumetti

Inauguro il blog parlando di un argomento a me molto caro: i fumetti.

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Voglio portare sotto la luce dei riflettori il fumettista italiano Michele Rech, alias Zerocalcare. Il fattore che rende Zerocalcare un autore che – a mio parere – bisogna seguire è il suo riuscire a trattare argomenti di ordine quotidiano facendo rispecchiare in essi il lettore. Moltissime volte, se leggerete le sue tavole, vi capiterà di pensare “Cazzo, ma allora non sono l’unico”. La particolarità di Zerocalcare sta nell’aggiungere personificazioni che lo aiutano a superare la difficoltà presentata da un evento (come re Leonida che incarna lo spirito strategico di Zero e lo “aiuta” a combattere una colonia di formiche che gli ha invaso la casa) ed eventuali film mentali legati all’evento (come quando immagina che i silenzi imbarazzanti fra due persone sono creati da un vortice che risucchia le frasi che si vorrebbero dire per riempire il silenzio). Per capire meglio ciò di cui sto parlando, vi invito a seguire il link e dare un’occhiata alla tavola http://www.zerocalcare.it/2013/09/23/quando-muore-uno-famoso/ . Altro punto forte del suo lavoro sono le citazioni. In ogni tavola c’è almeno una citazione nei disegni o nei dialoghi.

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Da Cthulhu a “I cavalieri dello zodiaco”, da “Ken il guerriero” a “Street fighter” le sue tavole strabordano di citazioni che risultano delle vere chicche per chi riesce ad individuarle e comprenderle. Zero, per fortuna, non si trova mai da solo ad affrontare i casini che gli si presentano. Oltre a Secco, il suo migliore amico, Zerocalcare ha un altro amico, che lo accompagna sempre, ovunque vada. Questo amico risulta essere la sua spalla comica, con cui ha i dialoghi più deliranti ed esilaranti: si tratta dell’Armadillo, l’animale che incarna la sua coscienza che riesce sempre a riportare Zero alla realtà, riuscendo a convincerlo che è meglio non tradire la propria filosofia di vita, ma continuare ad essere fedeli ad essa. Sempre prodigo di consigli (il più delle volte si trova a suggerire di procrastinare il lavoro che Zero dovrebbe portare a termine), è il personaggio che più aiuta Zero a cavarsi d’impiccio. Non dico di più per evitare di rovinare l’eventuale lettura.

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Lascio la mia personale classifica dei libri pubblicati fino a questo momento:

  1. “Un polpo alla gola” (racconta della sua formazione fra scuole elementari, superiori ed età adulta);
  2. “Dimentica il mio nome” (la storia della sua famiglia; il libro più profondo, ma non per questo viene tradita la vena ironica);
  3. “La profezia dell’armadillo” (racconta la morte di una sua amica; storia intervallata da tavole prese dal blog);
  4. “Ogni maledetto lunedì su due” (tavole che spiegano i 10 anni prima del blog; storia intervallata da tavole prese dal blog);
  5. “Dodici” (il protagonista è Secco, il migliore amico di Zero, che si trova a dover affrontare un’ipotetica apocalisse zombie a Rebibbia, quartiere di Roma dove vivono i due sopracitati)

Milo Balzaretti

Benvenuti

Finalmente è stato fondato il Blog Ufficiale del nostro Liceo! Abbiamo avuto molte idee e per realizzarle abbiamo bisogno di voi.

Tu che stai in pigiama svaccato sul divano a fare il vegetale, alzati e mostraci il tuo io interiore! Cerchiamo artisti di qualunque genere: fotografi, scrittori, disegnatori, poeti, musicisti e così via.

Contattaci se vuoi pubblicare qualcosa di interessante o dare spazio alle tue idee!

Un saluto,

Alessia, Ginevra, Giulia, Milo, Stefano

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