Malnutrizione

Pubblico un racconto breve che scrissi tempo fa. Vi chiedo se potete lasciarmi qualche commento ed eventuali critiche. Grazie dell’attenzione e buona lettura.

MALNUTRIZIONE

Ha passato la sua intera vita godendo per le tragedie occorse alle altre persone. Quell’uomo ha sempre saputo che avrebbe dovuto sfruttare la sfortuna che assaliva gli altri e la malvagità che permeava il pianeta, se avesse voluto rimanere in vita. Fino a questo momento è riuscito a sopravvivere solo perché le disgrazie non hanno mai finito di mietere vittime: un incidente d’auto, un suicidio, un licenziamento che distrugge la vita di un uomo. Tutti questi spiacevoli eventi sono il suo pane. Letteralmente. Prendendo la sua forza dai tragici eventi accaduti agli altri, questo parassita della società è stato mantenuto in vita, ma ora sta morendo. Sta morendo perché oggi non è stato in grado di schivare la bellezza e le persone felici come ha sempre fatto; sta morendo perché l’allegria delle altre persone lo sta prosciugando, consumando la sua psiche e il suo corpo. L’allegria e la spensieratezza lo hanno circondato e lo stanno assalendo semplicemente per sbadataggine: non ha controllato il calendario prima di uscire di casa per la passeggiata quotidiana e il parco cittadino, il 14 febbraio – San Valentino – non è un posto che un uomo come lui dovrebbe frequentare. Non aveva mai visto niente di più disgustoso delle scene che ora si trova a dover affrontare: ragazzi che si abbracciano, che si baciano, che si scambiano regali. Alle terribili visioni si somma anche la sopportazione di un formicolio incessante per tutto il corpo. Fin dalla prima volta che l’aveva provato, quel fastidio era stato per lui un segnale ben preciso: tutti i suoi organi, le sue ossa e i suoi muscoli lo avrebbero avvisato del gradiente di felicità presente nelle vicinanze e lo avrebbero spinto ad allontanarsene, come se non solo la persona stessa, ma anche tutti gli orridi componenti, avessero voluto salvarsi nelle situazioni di pericolo date dal benessere altrui. In questo momento, il formicolio è insopportabile e, per quanto quell’uomo voglia mettersi in salvo, ovunque volga lo sguardo, non vede che volti pieni di gioia. << C’è forse qualcosa di peggio? >> si chiede, mentre accelera il passo per scappare da quel luogo al più presto. Ha bisogno di assumere infelicità. Subito. Si accontenterebbe di un senzatetto sdraiato su una panchina che gli dia la forza per raggiungere la propria casa. Solo un vagabondo, un incidente, il pianto di un bambino. Ma niente di quello che spera si realizza.  << È solo un incubo, non è vero? >> continua a ripetersi nella sua testa sempre più forte, furioso e preoccupato al contempo, poiché non riesce a procurarsi quel poco di sfortuna che tanto desidera in questo frangente. Deve preservarsi dall’influenza dell’allegria, ma come? Anche se cammina con gli occhi puntati verso il terreno, le risate continuano ad essere percepite dalle orecchie e non potrebbe proteggere queste ultime con le mani: infatti il suo corpo sta iniziando a sgretolarsi per la presenza ossessiva dell’allegria dei suoi nemici. Le mani cominciano a desquamarsi e lui non vuole attirare su di sé più occhi del necessario. Mentre tenta di allungare sempre più il passo, cade sulle ginocchia. La vista si offusca. La felicità lo sta aggredendo lentamente ed implacabilmente, come la ruggine aggredisce un pezzo di metallo. << Basta, per favore, basta! >>. Deve trovare una via di fuga da quell’inferno in terra. Con un ultimo slancio, camminando ingobbito, quasi gattonando, si avvia verso il cancello. Getta uno sguardo alla mano destra: la pelle si sta staccando più vistosamente di prima, le unghie stanno cadendo. Gli serve un’overdose di tragici eventi, adesso. <<Mi basta una persona triste. Solamente una persona triste e starò meglio>>. Zoppicando, si porta una mano alla pancia; percepisce il progressivo scioglimento del fegato e di parte dell’intestino. Incredibilmente, nonostante stia barcollando vistosamente, le sue gambe tremolanti riescono a portarlo alla meta: l’agognato cancello di quel posto dannato. Ora è libero, ma le sue fedeli estremità lo tradiscono: l’abietto cade e sbatte la testa contro il marciapiede. Una ragazza che ha assistito alla scena gli si avvicina e, appoggiando una mano sul cappotto dell’uomo, chiede: << Signore, va tutto bene? >>. Quel sincero sentimento di ansia e preoccupazione è la morte del parassita: la ragazza urla mentre sente il corpo dell’uomo liquefarsi sotto la propria mano e lasciare al suo posto un putrido ammasso di materia grigiastra. Quell’uomo che aveva da sempre detestato la bellezza e tutto ciò che fosse felice e giusto nel mondo, è morto per un ultimo atto di carità.

Milo Balzaretti

Annunci

One thought on “Malnutrizione

  1. rino 15 gennaio 2015 / 19:37

    Tra Bukowski e Hoffmann, con strizzate d’occhio al cinema di Lynch e Cronemberg. Surreale e grottesco, ma bello. Decisamente, citando Venditti, la “matematica non sarà mai il tuo mestiere”. Ma la letteratura forse, sì.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...