Fare il giornalista, lezioni di giornalismo al Liceo Giovio.

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Alle ore nove di questa mattina, al liceo, si è tenuta la prima di tre lezioni dalla durata di due ore sul giornalismo indirizzata alle classi seconde.

A parlare è il giornalista della Provincia di Como, il sig. Michele Sada, che si occupa per il quotidiano comasco di cronaca bianca, ovvero tutto ciò che riguarda la cronaca delle organizzazioni pubbliche.

In questa prime ore, ci spiega quali sono i fatti che principalmente appaiono sulle riviste, le loro caratteristiche, qual è il compito di un giornalista, le regole che deve seguire per scrivere un buon articolo e ci spiega inoltre come si lavora in una redazione di una testata importante.

Principalmente, dice sempre Sada, i fatti che appaiono sulle riviste, quotidiani e blog che tutti i giorni possiamo leggere, hanno e devono avere delle caratteristiche ben precise per attirare il lettore:

  • Devono essere fatti recenti e ben curati nei dettagli;
  • Devono essere fatti accaduti in una zona vicina a chi leggerà l’articolo;
  • I protagonisti dei fatti devono essere noti, l’articolo sul mio vicino di casa sarà meno letto rispetto a quello che parla dell’assessore comunale;
  • Il fatto di cui si parla deve generare dibattito;
  • L’articolo deve avere un’utilità di servizio, ovvero parlare di scioperi, ad esempio, o dell’incidente che qualche ora prima ha bloccato l’autostrada.

Riguardo ai giornali, Sada ci dice che quest’ultimi devono contenere fatti e argomenti interessanti per il lettore ma allo stesso tempo devono essere scritti su vari temi di interesse generale. Bisogna inoltre riuscire a bilanciare gli articoli di cronaca più pesanti a quelli più leggeri.

Compito del giornalista è quello di trovare notizie nella vita di tutti i giorni, camminando per le strade tenendo gli occhi aperti. Per scrivere correttamente un articolo, il giornalista si serve di fonti, ottenute interrogando più persone. Un giornalista lavora a qualsiasi ora della giornata (pur prediligendo le ore notturne o serali). Questo lavoro, spesso è un lavoro di squadra, quando il giornalista interroga delle fonti, deve avere nei loro confronti fiducia, e le stesse fonti devono avere fiducia, poiché quello del giornalista è un altro lavoro caratterizzato dal segreto professionale.

Le fonti, possono essere principalmente di due tipi:

  • Fonti primarie: fonti verificate al 99.9%;
  • Fonti secondarie: fonti che, pur essendo vere, spesso vanno verificate.

Fare il giornalista, non è un lavoro semplice, è un lavoro che permette di relazionarsi molto con il pubblico, ma prima di diventare giornalisti giramondo, bisogna avere i propri anni di esperienza e fare una gavetta molto lunga: bisogna accettare qualsiasi tipo di incarico in qualsiasi città e spesso senza essere retribuiti , ma una volta fatte le proprie esperienze diventare giornalista è abbastanza semplice. Esistono due tipi di giornalisti: i giornalisti pubblicisti, e quelli professionisti: per diventare giornalista professionista (ovvero essere iscritti all’albo dei giornalisti e avere contratti a tempo indeterminato) vi sono tre modi: si frequenta la scuola di giornalismo, ci si fa assumere come praticanti per due anni in una redazione, terminati i quali bisogna sostenere l’esame di stato a Roma, si diventa praticanti d’ufficio. Tra queste, la prima è sicuramente quella più accessibile, visto che quasi tutte le redazioni ai giorni d’oggi non assumono praticanti.

Il giornalista che scrive l’articolo segue delle regole fondamentali nella riuscita di quest’ultimo:

  • Deve sapere cosa pubblicare tra tutte le fonti raccolte, ovvero fare una selezione di quelle più importanti e veritiere. Spesso il giornalista ha un numero preciso di battute da scrivere, non di più e non di meno;
  • Deve avere delle notizie “jolly” da pubblicare in caso di mancanza di notizie, o di errori di organizzazione;
  • Scrivere ed utilizzare dettagli verificati al 101%, in caso contrario, non pubblicarli.
  • Non scrivere della vita privata del protagonista del fatto;
  • Scrivere articoli di utilità sociale
  • Non calpestare la dignità del protagonista e delle persone coinvolte nel fatto (bisogna scrivere sempre come se si trattasse del proprio genitore)

Il lavoro in redazione: (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Redazione)

Alle 11 (o al più tardi alle 12) il direttore responsabile convoca l’ufficio centrale (guidato dal caporedattore) e i capi di tutti i servizi. Scopo della riunione è analizzare il giornale uscito in mattinata per confrontarlo con i giornali della concorrenza. Successivamente si individuano i temi del giorno, tracciando una prima scaletta delle notizie più importanti. Si realizza il «timone», un abbozzo schematico in griglia dei contenuti del giornale.[1] Esso viene preparato dai redattori e viene sempre aggiornato fino alla chiusura dell’edizione, per inserire le notizie che arrivano durante la giornata.

Il secondo appuntamento fisso della redazione si tiene nel primo pomeriggio (generalmente poco dopo le 15). Il caporedattore riunisce i capiservizio e, con essi, decide come impaginare gli argomenti del giorno. Avviene una prima stesura del menabò. La decisione più importante da prendere è tra cosa collocare in primo piano (le prime pagine del giornale) e quali eventi lasciare nelle singole sezioni. A conclusione dell’analisi, il caporedattore distribuisce il lavoro a ciascun caposervizio.

Successivamente ogni redazione lavora autonomamente, realizzando articoli, grafici, titoli e apponendo le necessarie fotografie. I tempi effettivi di fattura di un quotidiano sono circa sei ore, dalle 17 alle 23.

Mentre le redazioni sono al lavoro, il vertice (direttore, vicedirettore e ufficio centrale) si riunisce una seconda volta, alla fine del pomeriggio (tra le 18,30 e le 20). Scopo dell’incontro è definire la prima pagina: gerarchia delle notizie e titoli.

Entro le 23 ogni redazione ha già finito le pagine ed ha inviato il lavoro all’ufficio centrale per un ultimo controllo. Ottenuto l’ok, le redazioni trasmettono via computer le pagine in tipografia. Lo stesso fa l’ufficio centrale con la prima pagina (qui il nulla osta viene dato dal direttore). La tipografia, effettuato un rapido controllo di congruità tecnica, invia il giornale al centro stampa. Entro le 24 il giornale è pronto per andare in macchina.

A venerdì per la seconda parte!

Alessia Leone

Ogni giorno è un inizio.

Ci tenevo a condividere con voi una piccola riflessione su uno sport come la corsa. Per adesso è un semplice post, trovato su internet, link a fondo pagina).


Percepisce l’aria.
La sente, finalmente. Addosso, che si fa strada tra la maglietta sudata e la pelle, portando con sé brividi gelati.
L’ a r i a.
Quella che ti risveglia, una mattina poco soleggiata, colpendoti dritta in viso, sulla pancia, sulle caviglie scoperte. Intorno, la città che si muove a fatica, come qualcuno che si rigira tra le coperte in attesa di essere catapultato fuori, nel mondo, da suoni inumani.
E’ presto, dannatamente presto. I colori del cielo non sembrano nemmeno quelli della solita Milano, quella solita e scontrosa e bella e difficile Milano, desiderata e poi abbandonata da tutti, proprio come molte volte, lei si è sentita.
Ma poi eccola lì, la strada dritta davanti a sé, lo sguardo fisso sull’orizzonte, i piedi che diventano polpacci e i polpacci che diventano busto e il busto braccia e mani e quelle braccia a tagliare in due l’aria, elettrica, palpabile, pesante: aria di vita.
Il movimento in avanti è istintivo, quasi irrefrenabile.
Destro, sinistro, ritmo, sempre più veloce, sempre più forte. I piedi sono saldi a terra. Destro, sinistro, mai insieme, impossibile insieme. “Come noi” pensa distrattamente “come noi due, mai insieme, mai contemporaneamente. Impossibile”.
Il suo respiro comincia a bucare il silenzio della strada, il freddo del mattino gela il fiato che esce dalla bocca socchiusa.
Destro, respiro, sinistro, respiro.
“Tu sei il respiro, io il piede sinistro”. Un pensiero fugace la attraversa ancora, un attimo prima che la sua mente cominci ad azzittirsi davvero e a delegare al corpo le sue virtù.
Lei corre.
Per quanto ancora non lo sa.

Sa di certo però, che questo è solo l’inizio.

Alessia Leone

Nota del 22.01.15 – Posto la fonte del racconto, per tutti i moralisti che sono simpatici quasi quanto il linguaggio in HTML. http://www.runlovers.it/2014/ogni-giorno-e-un-inizio/

Opinione

Ciao! Vi invio anche io la mia opinione 🙂

In molti, come giusto e doveroso fare, hanno in questi giorni sottolineato l’importanza della libertà di pensiero e opinione. Forse però è opportuno chiedersi fino a che punto noi la possediamo.

Certo, la differenza fra occidente e paesi fondamentalisti è enorme, ma ritenersi immuni dalla censura è l’errore più grande che si possa fare.

Per capire meglio osservate  una fotografia dei primi del ‘900 di Milano, o leggete una descrizione delle Palermo dei tempi andati, e confrontatela con quella di oggi. La differenza è abissale, troverete che le città italiane odierne sono più simili a quelle americane (ma anche Francesi, Inglesi) contemporanee di quanto non assomiglino alle loro antenate del secolo scorso. E non parlo degli edifici storici, che ancora resistono, ma delle persone, le loro abitudini. Lo si nota specie nel vestire, che è l’oggetto di maggiore importanza, insieme al corpo, nella società contemporanea. Siamo sempre più uguali agli altri. E ciò avviene perché l’uomo, che da sempre ha voluto essere simili ai suoi vicini, sentirsi parte di un gruppo, ha scoperto vicini gli abitanti di tutto l’enorme paese in cui esiste internet. Pena di questo è la mancanza di diversità, che è il frutto della Libertà. Questo nostro desiderio di omologazione ci spinge quindi a limitarci in nome del gruppo, della massa, e qui avviene la censura, che è autocensura. Vedete, contro i lacci di un dittatore ci si può dibattere, contro se stessi è più difficile, tutt’al più quando si nega la situazione. Non che questo avvenga a livelli macroscopici, a tutti viene data la possibilità di pubblicare qualsiasi opinione su internet e godere dei famosi 20 minuti di popolarità, ma a livello microscopico questo si fa più evidente. Siamo sempre più assordati dal brusio dei tanti e per comodità andiamo dove porta la corrente. Pena l’aborto di ogni intenzione contraria e con essa la libertà di esprimerla.

Credo che questi momenti possano essere un’occasione per chiedersi dove stiamo andando, se  sfruttiamo veramente la libertà che abbiamo, se non dobbiamo riprendere i rapporti con noi stessi, prima che con le masse.

Isacco – Posta dei lettori

Un minuto di silenzio

Ore 10.53, al Liceo Giovio suona l’intervallo. Più di mille persone si riuniscono nel cortile ed altrettante si affacciano alle finestre: sono studenti, insegnanti, sono persone che vogliono ricordare in un minuto di silenzio, con una matita in mano, che ogni persona ha il diritto inviolabile di avere un’opinione, che nessuna persona può sentirsi più importante e togliere ad altri questo diritto.

L’attentato di ieri alla redazione di Charlie Hebdo, deve fare riflettere. Nessuno è schiavo di qualcun altro. Dobbiamo difendere la nostra libertà di pensiero e combattere per essa.

Alessia Leone

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La libertà di espressione

— Cos’è la libertà di pensiero ed espressione? Fondamentalmente qualcosa che ognuno di noi da decisamente per scontata, tanto che spesso non ci accorgiamo nemmeno di possederla.

Però potremmo fare uno sforzo.

Proviamo a immaginare un’ipotetica realtà, futura o passata non ha importanza, in cui non esista il diritto di manifestare le proprie idee, ma non per imposizione di un tiranno o simili. Insomma, una realtà nella quale gli uomini non abbiano la possibilità di esprimere ciò che pensano.

Non ci sarebbero poeti e giornalisti, artisti, comici, attori e registi, e molti, moltissimi altri. Perché le poesie sono concentrati di idee e sentimenti del poeta, il giornalismo è rendere manifesta la realtà attraverso un punto di vista, teatro e cinema sono costruiti su storie che, vere o meno che siano, sono raccontate con gli occhi di chi le scrive e inscena.

Non esisterebbero i giornali e i telegiornali, i blog, i forum. Infatti scrivendo un articolo si può provare ad essere imparziali, ma è impossibile, perché è insito nel nostro essere l’avere delle idee, e queste, seppur involontariamente, tendono a fuoriuscire nel momento in cui ci esprimiamo. Ad esempio, da titoli come “tragico incidente” o “sensazionale scoperta” possiamo tranquillamente dedurre cosa pensa colui che scrive. Proprio per questo non esisterebbero i media.

Non esisterebbero nemmeno i mezzi di comunicazione, ma probabilmente nemmeno la comunicazione stessa. Perché come si fa a parlare con qualcuno senza inserire nel discorso le proprie idee? Bisognerebbe non pensare. Ma essendo ciò impossibile, vuol dire che nessuno parlerebbe.

Non ci sarebbe nemmeno la politica se nessuno fosse libero di mettere in campo le proprie opinioni, e nemmeno politici, perché nessuno potrebbe esprimere una preferenza per eleggerli.

E quelle ferventi discussioni che si hanno tra compagni o tra amici, spesso su argomenti banali ma che assumono un’importanza particolare nel momento in cui se ne parla, semplicemente perché permettono un dialogo, uno scontro tra parti opposte, un crescere esprimendosi ma specialmente ascoltando, verrebbero a mancare.

Il tutto suona piuttosto astratto e surreale, ma così sarebbe se nessuno esprimesse ciò che pensa. Si crescerebbe solo con le proprie idee, non esisterebbero maturazione e confronto con l’altro e diventeremmo insomma robot pieni di idee ma muti. E a cosa servono le idee se non possono essere condivise?

Insomma, tutto questo per dire che, forse, pensando a come il mondo sarebbe senza libertà d’espressione è più facile rendersi conto di quanto essa valga, o meglio, di quanto sia assolutamente fondamentale. —

Vittoria – Posta Dei Lettori

Difendiamo la libertà di espressione #JeSuisCharlie

1/7/2015. Questa mattina, come probabilmente avrete avuto modo di sapere, si è verificato un attentato alla sede del giornale satirico parigino “Charlie Hebdo”, attentato che ha reclamato le vite di 12 persone e provocato 8 feriti. La causa scatenante è stata, a quanto pare, una vignetta pubblicata su Twitter che aveva come soggetto Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’ISIS. Non mi soffermo più di tanto sull’attentato in sé – non sono uno sciacallo, queste cose le lascio a Barbara d’Urso – ma voglio solo invitarvi a riflettere.

Ciò che è successo non è altro che un vile attacco alla libertà di espressione dell’individuo. Un attacco che imbavaglia la satira, una cosa che, in un paese civilizzato può e deve toccare qualsiasi argomento, permettendosi di essere scomoda, blasfema e, ovviamente, senza censure di sorta. Non si può morire a causa di un pensiero religioso aberrato, non si può e non si deve cedere alla paura instillata da questi atti codardi, non bisogna rimanere in silenzio. SI DEVE URLARE, CAZZO. URLARE SEMPRE CIO’ CHE SI PENSA, come ha fatto e continuerà a fare la redazione di “Charlie Hebdo”. Non importa se il proprio pensiero non avrà seguito: l’importante è difenderlo (nei limiti del possibile ovviamente, perché altrimenti si finisce per mettersi sullo stesso piano dei tre bastardi assassini) se si crede che abbia un valore. Concludo qui questo sfogo di getto aggiungendo che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. So che è difficile (io stesso ho proposto la nuclearizzazione del Medio Oriente, data la rabbia suscitata dall’attentato), ma bisogna ricordarsi che non tutti i praticanti musulmani sono fondamentalisti teste di cazzo. Per fortuna.

Milo Balzaretti