Un minuto di silenzio

Ore 10.53, al Liceo Giovio suona l’intervallo. Più di mille persone si riuniscono nel cortile ed altrettante si affacciano alle finestre: sono studenti, insegnanti, sono persone che vogliono ricordare in un minuto di silenzio, con una matita in mano, che ogni persona ha il diritto inviolabile di avere un’opinione, che nessuna persona può sentirsi più importante e togliere ad altri questo diritto.

L’attentato di ieri alla redazione di Charlie Hebdo, deve fare riflettere. Nessuno è schiavo di qualcun altro. Dobbiamo difendere la nostra libertà di pensiero e combattere per essa.

Alessia Leone

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Difendiamo la libertà di espressione #JeSuisCharlie

1/7/2015. Questa mattina, come probabilmente avrete avuto modo di sapere, si è verificato un attentato alla sede del giornale satirico parigino “Charlie Hebdo”, attentato che ha reclamato le vite di 12 persone e provocato 8 feriti. La causa scatenante è stata, a quanto pare, una vignetta pubblicata su Twitter che aveva come soggetto Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dell’ISIS. Non mi soffermo più di tanto sull’attentato in sé – non sono uno sciacallo, queste cose le lascio a Barbara d’Urso – ma voglio solo invitarvi a riflettere.

Ciò che è successo non è altro che un vile attacco alla libertà di espressione dell’individuo. Un attacco che imbavaglia la satira, una cosa che, in un paese civilizzato può e deve toccare qualsiasi argomento, permettendosi di essere scomoda, blasfema e, ovviamente, senza censure di sorta. Non si può morire a causa di un pensiero religioso aberrato, non si può e non si deve cedere alla paura instillata da questi atti codardi, non bisogna rimanere in silenzio. SI DEVE URLARE, CAZZO. URLARE SEMPRE CIO’ CHE SI PENSA, come ha fatto e continuerà a fare la redazione di “Charlie Hebdo”. Non importa se il proprio pensiero non avrà seguito: l’importante è difenderlo (nei limiti del possibile ovviamente, perché altrimenti si finisce per mettersi sullo stesso piano dei tre bastardi assassini) se si crede che abbia un valore. Concludo qui questo sfogo di getto aggiungendo che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. So che è difficile (io stesso ho proposto la nuclearizzazione del Medio Oriente, data la rabbia suscitata dall’attentato), ma bisogna ricordarsi che non tutti i praticanti musulmani sono fondamentalisti teste di cazzo. Per fortuna.

Milo Balzaretti